Live Photo Shoots

"GENESI è un cd da ascoltare a occhi chiusi come dice lo stesso Giovanni Francesca, chitarrista e autore di questo ottimo lavoro. E noi lo ascoltiamo così, scoprendo che la morbida melodia dei brani fa da aliante sul quale volteggiare. Ogni pezzo vive di vita propria, con una precisa identità." Il Fatto Quotidiano (V. Risi)

"Un musicista atipico, le cui composizioni fondono certi paesaggi statunitensi che ricordano Metheny e Frisell a una vena melodica fresca e raffinata che suona decisamente più italiana." Musica Jazz (F. Versienti)

"…le qualità dell’arrangiatore equivalgono alle capacità del chitarrista. Giovanni Francesca che, con incredibile coincidenza riesce col suo nome a concentrare maschile e femminile, sembra aver il dono della sintesi nell'accostamento degli opposti. Non è da tutti." Axe (G. Valli)

"…this disc sounds like the record that Bill Frisell has been trying to make for years but always comes up short…" DMG Newsletter (B. L. Gallenter)


Life
"No!" - Sergio Francesca

Proprio questa è stata la risposta di mio padre quando gli ho chiesto l'ultima chitarra da lui costruita, quasi volesse restituirmi il "No!" che, 25 anni fa, misi davanti al suo invito a suonare la chitarra, da sempre una sua grande passione.

"Ma lo sai che suono anche io la chitarra?" - Antonio Pedoto

E' ciò che mi disse il mio amico di infanzia davanti a quel palco allestito per la festa del paese. Sul palco alcuni ragazzi provavano gli strumenti sulle note di "The End" dei Doors. Avevo anche io una chitarra in garage, una Hoffner rossa di mio padre.

"Ci vediamo domani alle quattro per suonare" - Io

Genesi...

"Ma chi è?!" - Roberto Gnerre

Quel giorno scaricavano cartoni di pasta nel deposito accanto al garage dove ero solito esercitarmi. Sentii bussare e vidi davanti a me due di quei ragazzi che erano sul palco della festa. Quel solo di Sultans of Swing mi veniva proprio bene, così bene che erano venuti a vedere chi fosse a suonarlo. Con Roberto ho vissuto anni di rock e amicizia ed ora è qui con me a scrivere queste memorie.

"Alla chitarra... Giovanni Francesca!" - Rino Iuliano

Mi presentò così al pubblico del Mad House. Era il mio primo concerto, luglio 1995. La chitarra era una Fender Strato 40mo anniversario. Seguirono concerti in piazze e teatri, tutti sembravano gradire i pezzi di Ray Charles, B.B. King, Joe Cocker, Aretha Franklin, Etta James, Tina Turner, Johnny Winter, Creedence Clearwater Revival, musica mai ascoltata prima di allora, musica che presto imparai ad amare. Angela era la corista dei 4&3Sette Blues Band. Io, Rino, Claudio, Concetta, Anna e Roberto la ricordiamo con affetto e simpatia.

"Francesca Giovanni!" - La Prof. "Assente!" - La Classe

Filone. Di solito andavo da Sannio Music. Strumenti musicali, chitarre ed amplificatori ovunque, da provare, da sognare. Lì conobbi Roberto Fallarino, tastierista e arrangiatore. Una nota tira l'altra e,in poco tempo, assieme a Marco Colella, Giulio Boniello e Mario Lombardi iniziammo l'avventura ne I Dea, una band di musica leggera, pop e funky. Un filone di troppo lo feci il 4 Novembre del 1995, giorno in cui i miei genitori vennero a scuola a dirmi che dovevo essere in conservatorio per la prima lezione. Un giorno di punizione. Quella sera avrei dovuto incontrare Fabiola...

"Ragazzi... per questa volta suonate gratis, ma la prossima volta.." - L'organizzatore di turno

La "prossima volta" chiamarono gruppi da fuori e li pagarono bene. Mi resi conto che vivere di musica non sarebbe stato facile. Nonostante ciò eravamo in quattro a spingere su per il viale di San Giorgio l'organo Hammond C3 di Gerardo Casiello, oggi cantautore viscerale, allora tastierista dei CODA, una band nata sul palco, quella sera di Luglio del 1997. Doveva finire lì, ma duro' 10 anni e pare che il ricordo dei concerti che seguirono sia ancora vivo tra coloro che applaudivano alle note di Immigrant Song (Led Zeppelin), No Quarter (Led Zeppelin), 21st Century Skizoid Man (King Crimson), E' Festa (PFM), Highway Star (Deep Purple), Burn (Deep Purple), School (Alan Parsons's Project), From The Beginning (E. L. P.), Stairway To Heaven (Led Zeppelin), What is and what should never been (Led Zeppelin), Impressioni di Settembre (PFM), Since I've been loving you (Led Zeppelin) e un altro centinaio di pezzi sul genere. Nei pomeriggi di duro lavoro trascorsi a provare, cresceva in noi una consapevolezza artistica e umana che si rivelava ogni volta che, guardandoci, scoprivamo di vivere la stessa emozione, lo stesso stato d'animo. Una condizione spirituale comune, che il pubblico percepiva e che rese speciale la nostra amicizia e magico il ricordo di quei momenti. Alla voce Ugo Porfido, alla chitarra io, alle tastiere Gerardo Casiello, al basso Diego Ruggiero, alla batteria Roberto Gnerre.

"Assicurarsi che l'ampli sia acceso prima di iniziare a suonare" - Alterisio Paoletti

La mia prima volta in orchestra l'amplificatore era acceso, era invece a zero il volume sulla chitarra. Mi successe solo quella volta, al Bengiò Festival, Dicembre 1999. Quello fu solo il primo dei consigli che ho avuto la fortuna di ricevere dal Maestro Paoletti, una guida preziosa, un talento straordinario, un direttore che ci ispirava e sosteneva quando, in orchestra, suonavamo per Alex Baroni, Rossana Casale, Paolo Belli, Samuele Bersani, Francesco Guccini, Massimo Di Cataldo, Annalisa Minetti, Umberto Tozzi, Gegè Telesforo. In quegli anni mi confrontai con l'aspetto professionale, metodico, rigoroso e disciplinato del mestiere di musicista e ne feci tesoro per le esperienze degli anni seguenti.

"Uno dei migliori chitarristi italiani!" - Mino Reitano

Puntuale la smorfia di imbarazzo sul mio viso e l'applauso del pubblico che sembrava credere alle parole di quell'uomo carismatico, capace di commuovere e commuoversi, di evocare, con le sue canzoni, memorie ed emozioni di tempi passati. Energia, tanta energia, troppa energia, quando mi constringeva ad inginocchiarmi a terra al momento del solo. Noi come suoi figli, come la sua famiglia che lo seguiva in TV, nelle piazze e nei teatri d'Italia, nei concerti in Canada, negli Stati Uniti, in Australia, ovunque. Ti ricordo sul terrazzo che dà sul mare, a fumare la tua MS, ultima nota di una serata perfetta.

"Qualche nuvola.. poi il sole" - Mario Fragnito

Usava le immagini il mio Maestro, per guidarmi nella lettura del repertorio classico. Voleva che costruissi ogni volta un luogo, un tempo, una luce, una dimensione emotiva e spirituale in cui far vibrare le note di una musica che mai poteva vivere di sola tecnica. Alle volte mi chiedeva di suonargli un brano jazz o rock, forse per conoscermi meglio o per semplice curiosità, quella tipica dei grandi artisti.

"Ti porterei a casa con me e ti lascerei suonare..." - Pietro Condorelli

Non musica jazz, sia chiaro. Ero ad una sua lezione proprio per imparare a suonare jazz, la volta che, durante una pausa, mi rivolse quella frase sentendomi suonare una chitarra classica. Qualunque cosa fosse il jazz, per me era un balcone dal quale affacciarsi, per poi disegnare un paesaggio tutto mio, meno bianco e nero, più ispirato agli umori del mondo, ai colori della terra e al calore di un corpo che vive, a quanti nel tempo mi hanno donato un pezzo di sè.